26 November 2014

È marocchino, stop al risarcimento per il figlio nato con tetraparesi

L’INDENNIZZO IN SEGUITO AGLI ERRORI COMMESSI DAI MEDICI AL MOMENTO DEL PARTO.
La famiglia, vittima di un grave caso di malasanità, deve intascare 5 milioni. «Ma può fuggire all’estero».
Il risarcimento per il caso di malasanità sarebbe dovuto e già stabilito da una sentenza. Ma il beneficiario è immigrato di modesta condizione economica e dunque potrebbe dileguarsi con il denaro prima che la sentenza diventi definitiva. Dunque stop al risarcimento. È un provvedimento destinato a fare discutere quello emesso dalla corte d’Appello di Brescia, vuoi per l’entità dell’indennizzo – cinque milioni di euro – vuoi per le ragioni che hanno indotto i giudici a fermarlo. Al centro del caso un ragazzo nato nel ’98 – e oggi residente in provincia di Mantova – in seguito a un parto molto travagliato e da allora affetto da tetraparesi e bisognoso di cure ininterrotte.

La formula giuridica con la quale l’erogazione è stata sospesa non sembra lasciare spazio a molte interpretazioni. I genitori della vittima, è scritto nell’ordinanza «non offrono sufficienti garanzie delle somme che dovessero risultare corrisposte in eccesso, attesa la loro verosimile modesta condizione economica e la possibilità (in quanto immigrati in Italia dal Marocco) di poter rientrare nel loro Paese di origine senza più fare ritorno in Italia, rendendo così estremamente gravosa una azione esecutiva». Nel ’98, anno in cui il ragazzo era venuto al mondo nell’ospedale di Asola (Mantova) il padre e la madre facevano ancora la spola tra la Lombardia e il Nordafrica.

La storia di questo sfortunato parto è raccontata negli atti processuali: le carte riferiscono che la madre aveva avuto avvisaglie di una gravidanza difficile ed era stata ricoverata ad Asola il pomeriggio del 13 maggio del ’98 con abbondanti perdite di liquido amniotico. Nonostante le condizioni di sofferenza i medici non avevano praticato il cesareo ma avevano optato per il parto naturale, avvenuto dopo molte ore di travaglio dopo la mezzanotte del giorno stesso. Le condizioni del neonato, causa la prolungata asfissia e i tentativi di estrarlo con una ventosa, erano parse subito disperate e da allora Amin vive in uno stato di gravissimo handicap fisico e psichico.

Il tribunale di Mantova aveva riconosciuto la responsabilità dei medici intervenuti quella sera e aveva condannato l’azienda ospedaliera «Carlo Poma» di Mantova (a cui fa capo l’ospedale di Asola) a un risarcimento di due miliardi e mezzo di lire nel 2001, che con gli interessi erano saliti in vista del processo di appello a 5 milioni di euro. I dirigenti del «Carlo Poma» avevano preliminarmente liquidato alla famiglia marocchina 1 milione e 600mila euro ma avevano presentato appello ritenendo eccessivo il saldo che restava da versare. Ed è a questo punto che è subentrata la corte d’Appello di Brescia, che ha bloccato il pagamento della somma rimanente.

«La cospicua somma di un milione e 600mila euro – scrivono i magistrati di secondo grado – appare allo stato sufficiente per il tempo necessario allo svolgimento del presente grado di giudizio a consentire di far fronte alle necessità del figlio sia dal punto di vista abitativo che dal punto di vista assistenziale. Peraltro gli stessi (i genitori, ndr) non offrono sufficienti garanzie di restituzione delle somme che dovessero essere corrisposte in eccesso». La ragione? La modesta condizione economica e la possibilità di una fuga in Marocco. «Ma è una considerazione a nostro giudizio totalmente infondata – protesta l’avvocato Angelo Villini, legale della famiglia di Amin – perché i giudici non dovrebbero basarsi su presunzioni, ma su dati di fatto presenti nella causa. Questi ultimi dicono che il padre del ragazzo ha un’azienda in provincia di Mantova, che la famiglia è ormai radicata in Italia e che il loro figlio ha bisogno di assistenza continua, 24 ore al giorno: credete forse che il Marocco possa garantire questo tipo di prestazione sociale e sanitaria meglio delle strutture italiane?»

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_marzo_10/mantova-marocchino-stop-risarcimento-190193035790.shtml

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